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Moratti Presidente dell' Inter Club

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Moratti Presidente Inter
Massimo Moratti Presidente Inter
  • IL MOTTO di famiglia - stirpe di raffinatori di petrolio - è: chi la dura, la vince. Massimo Moratti, figlio d’arte nel singolarissimo mestiere di presiedere l’Inter, ha durato fatica a vincerla ma da almeno tre anni, dopo il benefico scossone calciopolitano, è quasi in pari con i rimborsi spesa della sorte: tre scudetti di fila (uno dei quali freddo da tavolino di macelleria, ma non si può fare troppo gli schizzinosi) hanno riportato la Beneamata a tiro di Milan (16 a 17) perlomeno nel novero dei tricolori.

SIMBOLO DI CONTINUITÀ NERAZZURRA, DAL TORMENTO ALL’ESTASI

Moratti, è senza filtro il santo patron

Un presidente, coraggioso e generoso, che dice sempre quello che ha in testa

Altro discorso per la Champions, inseguita fin qui vanamente dalla seconda metà degli Anni Sessanta. Ed è proprio per ovviare all’onta dell’assenza prolungata nell’albo d’oro europeo che Moratti ha ingaggiato quest’anno Josè Mourinho, l’ultimo in ordine di tempo con la qualifica ufficiale di migliore allenatore possibile (lo sono stati, migliori belli e posssibili, a loro tempo, anche Roberto Mancini, Hector Cuper, Marcello Lippi, Roy Hodgson, Gigi Simoni...) e con il compito dichiarato di rinverdire le morte praterie della gloria continentale.

MASSIMO Moratti è un pragmatico romantico, e cioè un decisionista particolarmente pericoloso. Ci vogliono dosi massicce di coraggio - e una quasi illimitata dotazione finanziaria - per inseguire l’impervio sogno collezionando errori e incidenti di percorso come inevitabile pedaggio nell’autostrada del successo. Il metodo, per quanto complesso e dispendioso, traguarda mete lontane ma altrettanto certe. «Prima o poi», del resto, è il motto accessorio di casa Moratti. Quello dell’Inter - sia detto senz’ombra veruna di ironia - è un patron tanto generoso quanto votato alla sofferenza. Un santo patron che solo ora, dopo lunghi anni di passione e martirio, due dimissioni e due resurrezioni alla presidenza, si gode i frutti di antiche sementi.

UOMO profondamente onesto in un’era che sembra prediligere i gaglioffi, i maneggioni e i mendaci, Moratti ha dovuto anche sentirsi tacciato tout-court di incapace, uno votato a baloccarsi, insomma, nella vita, con l’innocuo e costoso giocattolo dell’Inter. Altro che giocattolo: con Massimo Moratti la Beneamata sta tornando ai fasti che furono del padre Angelo, ma non solo: il club di via Durini è al primo posto anche nel terreno più discreto e meno strombazzato della solidarietà: nel mondo diecine di migliaia di bambini, attraverso i colori nerazzurri, possono cercare una forma di primo riscatto sociale, dando calci a un pallone. E proprio l’aspetto dell’Impegno, da solo, basterebbe a connnotare l’Inter massimo-morattiana. Un portafogli generoso non solo quando si tratta di ingaggiare il meglio della piazza pedatoria mondiale.
QUELLO che il resto del mondo calcistico invidia a Moratti è la chiarezza delle sue parole anche se, tecnicamente, il Massimo emette spesso degli infrasuoni difficilissimi da percepire, qualcosa a metà strada fra il canto delle balene e i mantra tibetani: colpa delle corde vocali da baritono naturale e per giunta gran fumatore. Ma il succo delle impervie parole è sempre limpido, arriva sempre al cuore. Non sono mai concetti di compromesso.
IL PRESIDENTE, essendo tifoso militante e viscerale, potrebbe fare guasti gravi alla sua bella creatura per soverchio amore e sfrenato entusiasmo. Ma se ne astiene ormai con metodo di sottrazione: in passato certe sue libertà d’intervento invasivo non gli sono state perdonate facilmente ed è lui il primo critico. Nella misura sempre più... misurata di una presidenza solida e gratificata, Moratti sta vivendo i prodromi di un stagione cruciale. Verso il suo bel sole sull’erba d’Europa. Buon viaggio,presidente

(da un articolo del "Giorno" del 27/09/08)
(Foto sito ufficiale inter www.interfc.it)

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