Concerti

Francesco Guccini al Forum di assago a Novembre

11 Novembre 2008

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Francesco Guccini
Francesco Guccini

Francesco Guccini è nato a Modena il 14 giugno 1940. Cantautore italiano, fra i più celebri ed apprezzati, è un artista completo, eclettico e versatile, è conosciuto soprattutto per la sua attività nel mondo della musica. Il suo debutto ufficiale risale al 1967 con l'LP Folk beat n. 1 , in una carriera ultraquarantennale ha pubblicato oltre venti album di canzoni. È anche uno scrittore di successo e sporadicamente attore, autore di colonne sonore e di fumetti. Guccini è considerato, insieme a Fabrizio De André, il cantautore per antonomasia, in quanto racchiude in sé stesso tutte le peculiarità presenti in questo movimento. Tuttavia egli non è solo apprezzato da intellettuali e letterati ma riscontra un vasto seguito popolare, venendo considerato da alcuni il cantautore "mito", a cavallo di tre generazioni. Fino alla metà degli anni ottanta ha insegnato lingua italiana al Dickinson College, collegio off-campus, a Bologna, dell'Università della Pennsylvania. Ha anche lavorato come docente presso la sede bolognese della Johns Hopkins University (Washington, DC, USA). Nacque da una famiglia di origini contadine in quella «piccola città» descritta, con toni tutt'altro che affettuosi, nell'omonima canzone. L'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, avvenuta appena quattro giorni prima, chiamò suo padre alle armi e lo spinse ad andare a vivere con la madre presso i nonni paterni, a Pàvana, sull'Appennino tosco-emiliano. Gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza trascorsi sulle montagne dell'Appennino costituirono, nelle sue stesse parole, un imprinting frequentemente ricorrente nella sua attività: non a caso, proprio a questo paese dedicò il primo romanzo Cròniche Epafániche; molte delle sue canzoni, inoltre, hanno attinto da questa ambientazione montanara della quale Guccini ha più volte dichiarato di andare molto fiero. Quel senso delle «Radici» segnerà quindi fortemente la sua poetica e tornerà spesso nei suoi "ritratti" di vita, come ad esempio Amerigo, che narra la storia di povertà ed emarginazione di un prozio emigrante, vista con gli occhi e la fantasia di Guccini bambino. Nel 1945 Guccini tornò dunque con la famiglia a Modena e qui trascorse la sua adolescenza (che verrà anche raccontata in Vacca d'un cane, suo secondo romanzo). Dopo la scuola dell'obbligo, frequentò l'istituto magistrale nella stessa scuola del tenore Luciano Pavarotti e ottenne il diploma nel 1958. È un periodo questo che non viene ricordato felicemente: si scontra con una realtà che non gli è congeniale. La sua prima esperienza lavorativa fu di istruttore in un collegio a Pesaro, che terminò con un esito fallimentare, venendo licenziato dopo breve tempo. Di altro spessore fu invece la sua esperienza alla Gazzetta di Modena: per due anni ricoprì il ruolo di cronista, un'occupazione a sua detta massacrante, particolare Furono questi gli anni più intensi per la sua formazione culturale e musicale: nasceranno in questo contesto le storie delle sue canzoni che guardano alla società, al quotidiano, e che spesso si uniscono ad un «sottile senso di impotenza. L'antisociale, La ballata degli annegati e Venerdì santo vennero scritte prima della sua partenza di leva. Guccini mosse i suoi primi passi nel mondo della musica non come cantautore, ma come cantante e scrittore di canzoni da balera. Gli esordi artistici lo videro cantante e chitarrista nel gruppo di cui facevano parte Pier Farri e Victor Sogliani (futuro componente dell'Equipe 84). Si chiamarono Hurricanes, poi Snakers ed infine i Gatti i quali, unitisi ad i Giovani Leoni di Maurizio Vandelli, sfociarono nel 1964 nella ben più nota Equipe 84. Guccini rifutò di entrarvi per continuare gli studi, tuttavia la sua evoluzione artistica iniziò proprio da qui: cominciò ad interessarsi al beat e compose canzoni come Auschwitz e È dall'amore che nasce l'uomo, portate al successo dall'Equipe 84. Si distinse anche per il lavoro di pubblicitario nell'ambito del Carosello insieme a Guido De Maria, collaborando agli slogan dell'Amarena Fabbri imperniate sul personaggio di Salomone il pirata pacioccone e del suo aiutante Manodifata. Scrisse anche il testo della canzone per bambini Salomone pirata pacioccone, cantata da Le Sorelle e fece conoscere al grande pubblico, sempre grazie al Carosello, il vignettista Bonvi. La prima esperienza del 1967 fu il tentativo di partecipare al Festival di Sanremo come autore: il brano scelto era Una storia d'amore e per interpretarlo vennero scelte Caterina Caselli e Gigliola Cinquetti, ma la canzone non superò le selezioni e quindi non venne ammessa. Il primo album arrivò qualche mese dopo, nel marzo del 1967, quando un ancora sconosciuto Francesco Guccini si affacciava nel mondo della musica da cantante oltre che da autore. Nel disco, che ebbe un riscontro commerciale molto scarso, si intravedono già dei tratti caratteristici del suo stile artistico e umano, con canzoni dagli arrangiamenti scarni e dai temi dolorosi come morte, suicidio, infimità sociale, olocausto e guerra. Tra le canzoni incise ci furono anche alcune di quelle già portate al successo dai Nomadi o dall'Equipe 84, fra quelle che si innalzeranno in futuro a veri e propri "inni" si trova Auschwitz e In morte di S.F ., ridepositata in seguito alla Siae con il titolo mutato in Canzone per un'amica. Si fece conoscere ed apprezzare anche da Caterina Caselli che nel 1967, poco dopo l'uscita del disco, lo invitò al programma televisivo Diamoci del tu , presentato insieme a Giorgio Gaber: in quest'occasione, che rappresenta il debutto televisivo per Guccini, cantò Auschwitz; nella stessa puntata, fu ospite un altro giovane cantautore ancora sconosciuto, Franco Battiato . Per la Caselli in quel periodo scrisse molti brani, tra cui Le biciclette bianche, Incubo N° 4, Una storia d'amore e Cima Vallona (ispirata alla strage di Cima Vallona); si fece inoltre notare per la traduzione (che però non firmò) di Bang Bang (My Baby Shot Me Down) di Sonny Bono e Cher, cantata sempre dall'Equipe 84, che il critico letterario Paolo Jachia definì «più efficace dell'originale». Furono tuttavia i Nomadi a portare al successo nello stesso anno quella che divenne una delle più importanti canzoni della storia della musica italiana: Dio è morto ( pubblicata in contemporanea anche da Caterina Caselli, con delle differenze nel testo). L'anno successivo Guccini ritornò in sala di incisione, pubblicando un 45 giri con Un altro giorno è andato / Il bello : la prima, una delle sue canzoni ritenute tra le più caratteristiche, venne reincisa in versione acustica e con alcune piccole modifiche nel testo nel 1970 ed inserita in L'isola non trovata; la seconda invece fu riproposta dal vivo in Opera buffa; nel frattempo Guccini continuò l'attività di autore, continuando a comporre brani per I Nomadi, Bobby Solo, Caterina Caselli e altri artisti. Nel 1970 fu la volta di Due anni dopo , album inquieto ed esistenziale, che lasciò da parte le tematiche della protesta (eccetto per Primavera di Praga) per dedicarsi all'introspezione. Subito dopo l'uscita di Due anni dopo, Guccini lasciò la sua fidanzata Roberta (per cui ha scritto la canzone Vedi cara) e partì per gli USA insieme a Eloise Dunn, una ragazza conosciuta al Dickinson College di Bologna dove insegnava. Conclusasi anche questa relazione, tornò in Italia con la barba, che da questo momento non si tagliò più. Si riconciliò con Roberta e vi andò in vacanza all'isola di Santorini: è in quest'occasione che venne scattata la fotografia presente sia per la copertina di Via Paolo Fabbri 43 sia, ancora oggi, per i manifesti pubblicitari dei suoi concerti. In autunno iniziò le registrazioni di un nuovo disco, e così fu pubblicato L'isola non trovata. Intense canzoni come E’ un altro giorno è andato, che segna il fluire del tempo, L'uomo o L'orizzonte di K.D . (che è Karin Donne, la sorella di Eloise) si alternano a ballate come Asia e Canzone di notte . La notorietà di Guccini iniziò a diffondersi anche al di fuori di Bologna, passando dalle osterie al teatro: fu di questo periodo la sua partecipazione al programma televisivo Speciale tre milioni, dove presentò alcune sue canzoni, e dove divenne amico di Claudio Baglioni . Nel 1971, dopo alcuni mesi di convivenza, sposò la sua storica fidanzata, Roberta. Il vero salto artistico e qualitativo si ebbe nel 1972 con Radici, che contiene alcune delle sue canzoni più conosciute, come La locomotiva . Canzoni come Incontro, Piccola Città, Il vecchio e il bambino, La Canzone della bambina portoghese e Canzone dei dodici mesi si alternano e si mescolano dando vita ad un'opera ampiamente apprezzata e ritenuta tra le sue vette artistiche. Nel 1973 fu la volta di Opera buffa, disco registrato all'Osteria delle dame di Bologna e al Folkstudio di Roma, goliardico e spensierato, che mette in luce le sue qualità di cabarettista, mai banale o volgare. L'idea di incidere canzoni dal vivo di questo genere in realtà non fu mai accettata. Nonostante ciò il disco live è una testimonianza indicativa del modo in cui Guccini ha sempre affrontato i concerti nel corso della sua lunga carriera. Seguì l'anno successivo Stanze di vita quotidiana, un album controverso, che riscontrò pareri contrastanti. Solo a distanza di molti anni fu riconosciuto il valore artistico di questo disco. A testimonianza, il testo di Canzone per Piero fu inserita tra le fonti della prima prova dell'Esame di Stato 2004. Il "tema del saggio" era l'amicizia e Francesco Guccini, a tal proposito, si disse fiero di figurare in mezzo a Dante e Raffaello. Il successo commerciale di Guccini esplose nel 1976. È l'anno di Via Paolo Fabbri 43, album che risulterà tra i cinque più venduti dell'anno. La voce si fece più matura, decisa e sicura di sé e la struttura musicale dell'LP più complessa dei precedenti, con arrangiamenti che strizzavano l'occhio al jazz. Via Paolo Fabbri 43 è un'astratta descrizione della vita di Guccini nella sua residenza di Bologna, con gli abituali riferimenti ad artisti a lui cari, come Borges e Barthes e una citazione delle "tre eroine della canzone italiana", Alice, Marinella e la «piccola infelice Lilly», delle frecciatine amichevoli rivolte a De Gregori, De André e Venditti; Il suo tratto da cantastorie tornerà anche ne Il pensionato, ballata che sfocerà tra i versi in un excursus sulla triste situazione degli anziani nella società moderna. L'album successivo, pubblicato due anni dopo fu Amerigo (1978), la cui più famosa canzone è certamente Eskimo . Il 6 ottobre 1977 la rivista settimanale Grand Hotel gli dedicò una copertina dal titolo: «Il padre che tutti i giovanissimi avrebbero voluto avere»; in realtà l'iniziativa avvenne a sua insaputa. Guccini non fu entusiasta dell'iniziativa. Nel frattempo, nello stesso anno, si separò dalla moglie ed iniziò una convivenza con Angela con cui, nel 1978, ebbe una bambina, Teresa. Guccini salutò gli anni '70 con Album concerto, registrato da vivo con i Nomadi. La particolarità di questa raccolta fu l'interpretazione a due voci con Augusto Daolio e la presenza nel disco di canzoni da lui scritte ma mai incise in precedenza: Noi, Per fare un uomo e soprattutto Dio è morto . Il secondo periodo della carriera di Guccini si distinse integralmente dalla sua precedente produzione Metropolis è il nuovo lavoro e spicca comunque sotto vari punti di vista. Il filo conduttore della raccolta è la descrizione di alcune città dal preciso valore simbolico: Bisanzio, Venezia, Bologna e Milano. Torna il tema del viaggio o meglio ciò che egli definisce «l'impossibilità e l'inutilità di viaggiare”. Un brano classico di Guccini diventerà Autogrill, canzone metafisica che narra di un amore solo sfiorato. Ricercata e particolare risultò essere Shomèr ma mi llailah? tratta dalla Bibbia. Il tour che seguì questo disco fu il primo in cui si esibì con una band: fino ad allora, o suonava da solo o si faceva accompagnare da uno o due chitarristi. Seguì nel 1984, il celebre album Fra la via Emilia e il West . Molti dei suoi successi sono qui presentati dal vivo, principalmente da un concerto in piazza Maggiore a Bologna dove Guccini era accompagnato, oltre che dalla band, da ospiti illustri come Giorgio Gaber, I Nomadi, Roberto Vecchioni e l'Equipe 84, riformatasi per l'occasione. Il 1987 fu l'anno di Signora Bovary, un album di stampo intimista, dove le varie canzoni sono dei ritratti di personaggi della vita di Guccini. Van Loon è suo padre, Culodritto è la giovane figlia Teresa, Signora Bovary è sé stesso. Quello che non (1990) è un album all'insegna della continuità poetica e musicale con il precedente. Altro brano di pregio del disco è La canzone delle domande consuete il cui valore poetico e letterario fu ulteriormente confermato dal premio di "miglior canzone dell'anno" dal Club Tenco. Tre anni dopo (1993) fu la volta di Parnassius Guccinii (dal nome dell'omonima farfalla dedicata al cantante emiliano) dove spicca Samantha, storia di un amore non realizzato a causa delle convenzioni sociali e della decadenza della periferia di Milano, e Farewell, ballata dal sapore dylaniano (alla sua canzone Farewell Angelina, della quale viene anche citato un verso e l'introduzione strumentale iniziale, è infatti ispirato il titolo, che in realtà è anche un riferimento alla sua compagna Angela, poiché la canzone racconta la fine del loro amore), dai vaghi echi leopardiani. Da citarsi ancora Canzone per Silvia , scritta per Silvia Baraldini, Nostra signora dell'ipocrisia , esplicitamente dedicata a Silvio Berlusconi e Acque. Ancora tre anni (1996) e fu il turno di D'amore di morte e di altre sciocchezze, altro successo di vendite. Intensi e lirici sono i versi di Lettera dedicata a due amici scomparsi: Bonvi e Victor Sogliani. Il tormentone del disco sarà Cirano (scritta da Giancarlo Bigazzi insieme Beppe Dati e modificata da Guccini per renderla "sua"), liberamente ispirata alla nota opera teatrale. Tra le altre si ricordano I Fichi , Vorrei dedicata alla nuova compagna Raffaella e Quattro stracci che narra dell'amore finito per Angela, ma in maniera molto più dura rispetto a Farewell del disco precedente. La componente prettamente onirica è rappresentata da Stelle dove Guccini percepisce il mistero della vita, testimoniato dalla piccolezza dell'Uomo davanti all'immensità della volta celeste.Nel 1998 la sua casa discografica, la EMI Italiana, per celebrare il suo trentennale, pubblicò una serie di dischi dal vivo dei suoi artisti più rappresentativi, fra cui Guccini live collection. Il cantautore diede il benestare alla pubblicazione ma non venne coinvolto nel progetto e si lamentò molto per un vistoso errore ortografico sulla copertina.

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