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Code Tangenziali Milanesi
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GENTE CHE IMPRECA da sola, picchia i pugni sul volante, fuma una sigaretta dietro l’altra, telefona e manda sms in continuazione.
Benvenuti sulle tangenziali milanesi, dove migliaia di pendolari ogni giorno s’inventano un modo per passare il tempo. Fra loro c’è Mirko Doni, 35 anni, ricercatore dell’Istituto Europeo di Oncologia diretto da Umberto Veronesi.
Abita nell’alto milanese e, ogni mattina, fa 50 chilometri per raggiungere via Ripamonti, 25 dei quali in tangenziale ovest. Uno dei tanti, pescato a caso, ma racconta un’esperienza che è comune a milioni di altri automobilisti che condividono quotidianamente una striscia d’asfalto che di volta in volta diventa rovente, ghiacciata, scivolosa, ingolfata, bloccata, strapiena, affollata.
Qualche volta scorrevole o deserta. La prima regola – racconta – è che non ci sono regole. Ormai non c’entra più neppure l’orario di partenza, è sempre un’incognita. Per non parlare di quando c’è un incidente: va tutto in tilt e ci metti due ore per fare poche decine di chilometri. Quando vedi un autogrill, ti sembra un miraggio.
Come passano il tempo gli automobilisti? Dipende. Ognuno inventa un modo. Ci sono quelli nevrotici che inveiscono contro chiunque, quelli che cambiano corsia ogni minuto, quelli che usano le corsie di emergenza e se ne fregano se c’è l’auto della polizia.
E lei, invece, rispetta sempre il codice della strada? Faccio il possibile per restare calmo. Del resto, non c’è soluzione. Ascolto la musica, telefono alla mia fidanzata, mando sms agli amici, leggo un po’ i giornali.
E non fuma? Purtroppo sì. Questo è un altro danno provocato dalle code. Nelle mattine tragiche, vedi il pacchetto che si svuota a vista d’occhio. Per fortuna ho cominciato a fumare tabacco. Così devo fabbricare le sigarette e ci metto di più.
Si ricorda il giorno peggiore della sua vita sulla tangenziale? Certo. Ci fu un incidente sulla tangenziale est che condizionò tutte le altre. Restammo bloccati tre ore e mezza. Un incubo. C’era gente che stava male, altri sull’orlo di una crisi di nervi.
Come ne siete usciti? Non ne siamo usciti. Quando ho visto un autogrill, mi è sembrato di essere nel deserto e raggiungere un’oasi. Mi sono fermato e ho aspettato. Non c’era altro da fare. Ovvio, la mia giornata di lavoro è andata perduta e sono dovuto uscire alle 23, per recuperare.
Quanto tempo passa chiuse nell’automobile ogni giorno? Se va bene, poco più di un paio d’ore.
E se va male? Allora le ore diventano tranquillamente tre, a volte quattro. Il problema è che va quasi sempre male.
photo by http://www.flickr.com/photos/spery
