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La via delle mille botteghe La adoro, qui c' è tutto

Data : 01/03/2009

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Le Vie Di Milano
  • C' È UN luogo e un momento, a Milano , in cui si materializza il concetto di società dei consumi, l' idea di metropoli, l' occidente dell' economia di mercato. È l' attimo in cui, il sabato pomeriggio, in un qualsiasi semaforo di corso Buenos Aires, scatta il verde per i pedoni.

Ecco la fiumana d' auto interrompersi per consentire, come in un sistema di vasi comunicanti, lo scorrere dei flussi umani, a volte anche cento persone che sciamano da un marciapiede all' altro. Signore con walkman, l' intellettuale pensoso, il pachistano al cellulare, le ragazzine che sorseggiano una bibita, entrambe con una cannuccia rosa.

È la Milano un po' americana dei grandi numeri , dei grattacieli all' orizzonte del viale lungo un chilometro e sei, delle insegne gigantesche e abbaglianti. Ma non è ancora la Fifth Avenue che sogna Alessandra D' Allara , cinquant' anni, di cui trenta trascorsi nella sua "Casa della sposa", negozio a lei coetaneo: «Mi piacerebbe che diventasse come la Quinta strada di New York, dove accanto al fast food trovi negozi d' alta moda. Qui la qualità è scesa molto e le novità prospettate mi lasciano perplessa: ho paura che si trasformi in un corso Vittorio Emanuele in tono minore». Quello che ci vorrebbe, dice, è «il coraggio di far vivere questa strada anche di notte.

I cinema sono spariti, i ristoranti sono pochi e quasi nascosti. Solo un' arteria attraversata da auto, se non fosse per qualche bar». Il "Cinque stelle", per esempio, il primo ad aprire e l' ultimo a chiudere.

Oppure, d' estate, il "Viel ", che già alle cinque di pomeriggio del sabato è la mecca degli amanti dei frullati alla banana, delle crepe alla cannella e delle golose tentazioni di cioccolato. Gli interni in legno, dentro, ricreano il clima d' una baita, «è così che l' hanno voluto i miei, veneti di montagna, quando sono venuti qui 57 anni fa», racconta la titolare, Silvia Viel. È la somma di tante storie così, di pionieri e di inventori, a fare di Buenos Aires il più grande centro commerciale diffuso d' Europa .

La foto ingiallita di quello che la strada era un tempo, nel 1875 - era sterrata e deserta, percorsa da rare carrozze e ospitava uno storico lazzaretto - la espone con orgoglio rassegnato Luca Bugada, titolare della "ditta Davide Collini ". Tra ventose, cacciaviti, saponette all' olio di Argan, pinzette da estetista, carta aromatica d' Eritrea, caffettiere napoletane, coltellini svizzeri, un etilometro digitale, ci sono anche due fogli per raccogliere le firme: "Salviamo Collini dalla chiusura, siamo qui da 125 anni e vogliamo restarci", è scritto.

«Abbiamo già raccolto quasi ventimila firme - racconta Bugada - hanno firmato anche Giancarlo Giannini , Giorgio Forattini, Claudio Bisio, Antonio Di Pietro . Il problema è che i proprietari del palazzo vogliono darlo in affitto a una grande catena di abbigliamento, loro offrono di più. Il Comune, la Regione, l' associazione dei commercianti dovrebbero tutelare di più le botteghe storiche come la nostra. E invece sembra che questo sia solo un problema privato nostro».

Mentre parla una signora chiede in inglese: «Accetta pound? ». È indiana, si chiama Anita Kilnan e lavora nella moda. «Adoro questo posto, ogni volto che arrivo a Milano ci vengo. Trovi tutto quello che non trovi da nessun' altra parte: quel fermaporte particolare, il tappo metallico per il vino che cercavi». Esce ma poi rientra per dire: «Mi sono dimenticata la cosa più importante: niente è fatto in Cina». I cinesi si sono concentrati dall' altra parte del corso, oltre piazza Argentina.

Ma hanno comprato già qua e là, come in via Broggi, piccola traversa dalle mille luci dove il bianco di una "farmacia cosmopolita" convive con i neon azzurri intermittenti di "Lilli la tigresse ", fashion bar trasgressivo, e con le lanterne rosse e le luci viola del ristorante cinese Charleston. Dilaga anche lungo le strade collaterali l' infinita varietà della strada dove tutto è in vendita e tutto stimola i sensi. Le mille essenze de l' Occitane, dove Beatrice, capelli da maschietto e grandi occhi neri, vende cosmetici naturali, candele e profumi al mirto. L' incenso degli ambulanti indiani che vendono davanti alla Feltrinelli, il rumore del loro generatore. Le magliette e i gadget di "Nostalgia", negozio di "puro calcio" che scopri nel cortile di un palazzo all' altezza di piazza Lima.

E il negozio di "orologi da tutto il mondo " di fronte al rudere della vecchia casa, ancora così dalla seconda guerra mondiale. La grande via del commercio ne ha viste e ne vedrà. SUL SITO In corso Buenos Aires arrivano interventi contro il degrado, e nel frattempo in diverse vie i commercianti si organizzano contro la microcriminalità Cosa ne pensate? Segnalazioni e commenti su www.milano. repubblica.it -