MARINA SPADAFORA collezione BANUQ Africa

Data : 06/08/2009

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MARINA SPADAFORA collezione BANUQ Africa
MARINA SPADAFORA collezione BANUQ Africa
  • MARINA SPADAFORA è tornata. Dopo qualche anno di assenza dalle passerelle, si è inventata Banuq (beautiful african natural unique quality) una collezione fatta tutta di tessuti biodinamici di provenienza africana e tinti con colori naturali ricavati dalle piante. Ma, per distinguersi da gusto stile vecchio hippy ha dotato i capi di linee contemporanee come solo a Milano si può fare per fondare una futura anche se utopistica moda eco sostenibile. Ne parliamo con lei.

Che vuol dire capo in cotone biologico? In Africa viene solo coltivato il cotone biologico che poi viene esportato verso Cina, India, Svizzera che lo lavorano. In Africa cresce e viene sgranato, si fa la prima pulizia con una macchina che estrae i pezzi di ramo o foglia. Poi basta. Il cotone è spedito all’estero dove è filato tessuto, assemblato in modo che la vera parte di reddito non resta nel continente.

Noi vogliamo creare una catena industriale dalla A alla Z dalla raccolta alla confezione fare restare il ricavato del cotone in Africa. C’è un business plan presentato ad un bando dall’Ifu, un fondo danese che investe esclusivamente in aziende che vogliono avere del business in paesi in via di sviluppo, il quale una volta all’anno apre le porte a giovani imprenditori con buone idee con un premio da 15 mila euro. Il mio amico Mauro Pavesi lo ha vinto. Poi con Ifu e il premio ci siamo conosciuti ed è stato un sogno che si realizzava e che chiude in se la mia professionalità con valori in cui credo cioè l’ecologia e l’aiuto al terzo mondo. Ho fatto bingo.

Non sei nuova ad azioni di solidarietà. I primi anni della Marina Spadafora facevo sfilate gemellandomi con un charity di cui ero sponsor devolvendo i costi della sfilata in beneficienza. Cominciò con una pancia gigantesca, aspettavo mio figlioi Vincent e capii che non volevo sfilare ma decisi di fare una piccola presentazione dando la cifra prevista per l’evento al Buzzi per la camera di rianimazione. Poi ne ho fatte altre. Ora il pallino mi è rimasto e aiuto l’Africa. Un’idea che poteva nascere e concretizzarsi solo a Milano.
Cosa è una moda ecosostenibile?

L’idea è di fare una collezione sostenibile, biologica che non sia una delle solite collezioni viste per tanto tempo tutta ecrù e tagliata stile sacco di patate che io chiamo da vecchio hippy fuori moda. Allora servono materiali ecologici, sostenibili, un occhio alla moda non fast fashion ma a contenuti come taglio e qualità, per fare capi timeless che poi ognuno può accessoriare diversamente, apportando la proria esperienza personale.
Che cosa è il cotone biodinamico?

Il cotone lo compriamo in Egitto nell’oasi di Sekem che è un posto strepitoso fondato da un professore egiziano steineriano che lo coltiva in modo biodinamico seguendo le tesi di Rudolf Steiner. Ha studiato in Austria e poi è tornato in Egitto, ha comprato un pezzo di deserto; con la trivella fra i sassi ha trovato l’acqua e ora dove non c’era nulla c’è un’oasi con 5 indutrie: tessile, fitoterapica, frutta fresca e vegetali, tisane e succhi di frutta. Poi ancora un ambulatorio steineriano e una scuola. C’è lavoro per 5mila persone e lì abbiamo deciso di acquistare il nostro cotone.

Come si supera lo stile hippie tristanzuolo? Siamo stati in Africa, Ghana, Burkina Faso dove cercavamo delle fabbriche facessero piccole pezzature. Abbiamo conosciuto Camillo Calamai di Africa dove sta ad Addis Abeba e ha un’azienda che produce cotone biologico. Lui ci ha presentato delle situazioni di produzione locale dove abbiamo trovato le fabbriche piccole e medie che ci servivano. Lì confezioniamo secondo i canoni del gusto milanese ed europeo. Con l’Itc (internazional trade commission) abbiamo sfilato a Roma e Alta Roma ci aiuta con l’aiuto di Simonetta Gianfelici, l’ex modella favorita di Armani.
Le parti fatte a mano sono di una cooperativa del Kenia.

Foto by: http://www.flickr.com/photos/zurza/