SI CHIAMA Tonia de Turckheim, ha 79 anni, vive a Colmar, in Alsazia, non parla italiano. E’ nipote di quinta generazione di Nino Bixio, l’eroe garibaldino. Di questo Ulisse del Risorgimento, combattente e avventuriero, amico di Mameli, Damiani, Menotti, Crispi, Manin, divorato d’amore per la propria giovane nipote (figlia di sua sorella), che sposerà e amerà sempre, ma che lascerà per affrontare un’ultima volta i mari del Sud dove troverà la morte. Di questo prode generale molto simile al suo idolo Garibaldi, esce oggi una inedita biografia scritta dal pronipote Jean-Jacques Villard: «Nino Bixio, uomo, marinaio, patriota» edita da Viennepierre
Di Villard, mancato nel 1981, Tonia de Turckheim è la figlia. Nino Bixio era fratello del suo trisnonno: Alessandro cioè Alexandre, essendosi trapiantato a Parigi dove divenne eminente uomo di scienza.
Come è venuta a suo padre l’idea di scrivere le memorie di Nino Bixio?
«Mio padre era un ricercatore, uno studioso. E in famiglia c’erano molti documenti a cui attingere. Lui lavorava nei commerci industriali, ma aveva uno spiccato culto della famiglia. Ci parlava molto del trisnonno Alexandre, medico e naturalista, ministro dell’Agricoltura e del Commercio. In Francia ebbe grande notorietà. Quando morì, il suo funerale fu seguito da seimila persone. Libero pensatore, non volle esequie religiose. Venne inumato nel cimitero di Montparnasse».
E di Nino, che cosa si diceva?
«Veniva nominato come un personaggio illustre e bizzarro. Una sorta di avventuriero dalle mille vite, come il suo compagno Garibaldi. Nel 1861 fu eletto deputato in Parlamento. Siamo sempre stati molto fieri di lui. Quando mio padre decise di trasporre il diario di Nino in una biografia romanzata, ne fummo entusiasti».
Dalla lettura (il testo è tradotto da Sandro Bajni) emerge qualcosa che stupisce: gli accenti di infuocato amor patrio così tipici del Risorgimento italiano. Come ha fatto suo padre, francese, a sentirlo così?
«Non dimentichiamo che anche noi abbiamo avuto i nostri slanci di patriottismo e i nostri idoli da seguire. Uno per tutti: Napoleone. Nella nostra famiglia, Alexandre fu ferito sulle barricate nel 1850. Mio padre si arruolò volontario nel 1914, a 17 anni...».
Lei, psicanalista, madre di sei figli, velista solitaria ancora oggi, conduce vita molto attiva ma non è mai stata attratta dai viaggi. Contrariamente alla natura dell’avventuroso Nino.
«Lui aveva proprio la vocazione all’avventura. Basti pensare che, finite le grandi battaglie, quando avrebbe potuto mettersi tranquillo, partì in mare per l’Indonesia, contrasse il colera a Batavia e vi morì, nel 1873, a cinquantadue anni. Anche i suoi resti subirono peripezie. Sepolto alla svelta per via del contagio, le ossa andarono disperse. Riesumate, furono cremate e infine rimpatriate. Ora riposano nello storico cimitero di Genova, Staglieno».
Con una madre olandese, una nonna paterna brasiliana, un trisnonno, zii e cugini italiani, Tonia si muove bene nella famiglia internazionale e adesso è lei che vorrebbe «risalire lontano per i rami. Scoprire se ci sia qualcun altro, dei quattro fratelli di Nino e Alexandre, ad aver avuto un destino speciale»
Foto by http://www.flickr.com/photos/livenature/
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