Dalla comprensione della realtà (come sempre) può nascere o non nascere la necessità della rappresentazione dell’Opera da tre soldi, oggi. Che sia necessaria poi l’Opera in se stessa non c’è dubbio».
Giorgio Strehler nel 1972 affidava alle note di regia i suoi dubbi su come «rendere» il più controverso dei testi di Brecht, dopo la prima prova al Piccolo che debuttò nel '55 con il drammaturgo seduto tra le prime file. Un dramma dove «l’apparenza del divertente diventa di continuo allarmante. L’evasione piacevole diventa spiacevolezza e aggressione diretta. O indiretta», scrive il regista. Per diverse ragioni risulta interessante il «richiamo» e la fascinazione che hanno spinto Elio a portare in scena l’Opera nel tempio dedicato a Strehler, il Piccolo di Largo Greppi. Nella notte clou di Sanremo (e poi domenica in replica), stasera il re della satira «mascherata», sarà nudo: senza Storie tese né cavalli di battaglia.
Sarà un concerto che ripercorre, a partire dalla celebre Ballata di Mackie Messer, le arie dell'Opera dei tre soldi, interpretate in chiave Jazz dal cantante che, da anni sulla breccia della musica popdemenziale ma anche, recentemente, della lirica (con l'esordio alla Scala), fa incursioni solistiche fuori dall'ordinario. «Con Brecht si pensa sempre a cose complicate, invece mi sono trovato di fronte a musiche orecchiabili e canzoni che fanno anche ridere», aveva detto all'inizio della sua «avventura» con Brecht, quando interpretava Mackie Messer accanto a Maddalena Crippa.
In scena con Elio in bombetta ci sarà il pianista e compositore Enrico Intra, che con l'artista più trasversale d'Italia ha già lavorato, legati come sono a un'estetica imprevedibile nelle ricerca del suono e dell'improvvisazione. Intra sarà alla testa di un ensemble completato da Giulio Visibelli al flauto e sassofono, Humberto Amesquita al trombone, Lucio Terzano al contrabbasso e Tony Arco alla batteria. Sarà un omaggio a Strehler, un modo di onorare un maestro che tanto ricordava l'importanza i far parte di una generazione che «non si vergogna di aver avuto bisogno disperatamente di maestri e di crederci ancora: amare coloro che prima di noi, accanto a noi ci hanno dato è umano, l’umano più semplice e naturale».
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