Fatti Curiosi

Sisal Via Tocqueville, La Casa Della Fortuna Dal 1946 Qui Si Vendono Sogni

Data : 31/08/2009

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Sisal Via Tocqueville
Sisal Via Tocqueville
  • IL REGNO DELLA FELICITÀ terrena ha i tratti di un palazzo marrone a sette piani, con i vetri tutti scuri. Chi vi accede, di solito, lo fa per ritirare una vincita e di una cosa può essere certo: il suo nome non salterà mai fuori, neppure sotto tortura.

Eccoci nel cuore di Milano , al civico 13 di via Alexis de Tocqueville, dove dimora la Sisal. Di notte, qui intorno, c’è la movida dei locali trend, quelli di corso Como. Di giorno, invece, ci passano in pochi. E se domandate a qualcuno: Siete qui per riscuotere?, vi sentite rispondere nei modi più disparati: No, vado a trovare un amico, Figuriamoci, non ho mai giocato neppure la schedina, Ho sbagliato strada, mi sono perso.

Tutte scuse. Basta appostarsi e aspettare. Dopo qualche giro dell’isolato, le stesse persone entrano e vengono inghiottite da questo fortino della contemporaneità, protetto da un sistema di videocamere stile Fort Knox, porte blindate e, soprattutto, dall’assoluta discrezione di chi ci lavora. La sede della Sisal conta centinaia di dipendenti. Persino il numero esatto è avvolto nel mistero.

Si sa però che sono almeno cinquecento : trecento sempre in sede, gli altri in giro per l’Italia. I loro nomi, a parte quello dell’amministratore delegato Emilio Petrone, sono segreti: ragioni di sicurezza. Certo, ognuno ha diritto a condurre un’esistenza tranquilla, senza pressioni, neppure quelle di amici e parenti dalla curiosità morbosa, sempre a caccia dei nomi dei vincitori milionari.

I rumors, nei giorni scorsi, avevano addirittura fatto circolare una notizia ghiotta: la mega vincita da 148 milioni di euro sarebbe stata depositata in una banca di Milano. E la Sisal lo saprebbe. Gossip o verità? La società ha smentito, senza aggiungere altro.

L’UFFICIO STAMPA è stato lapidario: Possiamo fornire numeri, cifre, statistiche. Null’altro». Come dire, per i commenti, le curiosità e le storielle metropolitane cercate altrove. E’ la politica aziendale, che ha fatto della riservatezza uno dei segreti del proprio successo. Eppure i milionari passano per forza da Milano. I premi — spiegano alla Sisal — si possono ritirare anche a Roma, ma se sono superiori a 58 mila euro, si deve venire qui.

IL PALAZZO DELLA FORTUNA accoglie i vincitori con il tappeto rosso. Si sale nel privé del piano rialzato – arredamento minimalista, moderno senza eccessi, lussuoso il giusto – e ci si accomoda. Pochi istanti per essere ricevuti, per consegnare il cedolino originale, per mettere la firma più importante della vita. E’ solo in quel preciso momento che si diventa ricchi, ricchissimi. Nella fortezza di via Tocqueville si fa proprio tutto.

Un cervellone elettronico, chiamarlo computer sarebbe come svilirlo, raccoglie le scommesse dalle 33 mila ricevitorie sparse per tutta la nazione (nella sola Milano sono 155). Non c’è solo il Superenalotto, ma anche il Lotto, il Totocalcio, il Totogol, il Totip, i Gratta e vinci e gli ormai gettonatissimi giochi online. Va da sé che quella supermacchina deve essere sempre in efficienza perfetta, non può e non deve bloccarsi. Finora non è mai successo.

E’ accaduto invece che qualcuno non ritirasse la vincita entro i previsti 120 giorni: Pochi casi — che osano alla Sisal — e sempre per somme piccole, inferiori a cento euro. Se la cifra è consistente, nessuno si dimentica. Dal 1946, in via Tocqueville, si vendono sogni. Il montepremi Totocalcio del primo concorso ammontava a 463.146 lire. Altri tempi. Come la celebre storia di un’anonima signora meneghina che agli inizi degli Anni Sessanta incassò 70 milioni di lire: aveva scommesso, contro il parere del figlio, sull’Inter sconfitta a Catania.

E quella domenica al Cibali i nerazzurri crollarono. All’area metropolitana milanese, la vecchia schedina, qualche soddisfazione l’ha data. Due, per l’esattezza, entrambe nel 2005, quando furono vinti 1.963.484 euro e 1.641.570. E il Superenalotto? In città un solo grande vincitore: era il 4 maggio del 2005, quando il baciato dagli Dei portò a casa 72 milioni di euro.

Non c’è milanese che non abbia sperato di varcare il portone Sisal, sorridere alle guardie giurate e farsi condurre ai piani alti. Eppure, pur giocando centinaia di milioni di euro all’anno, a Milano si vince poco, quasi nulla. Un paradosso? No, solo statistica. Chi non ha mai vinto, se ne rallegra: è un’eccellente ragione per continuare a giocare.