Expo, oggi la stretta sui terreni il rebus aree verso la soluzione

Data : 05/07/2010

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Terreni Expo
  • Giornata decisiva per le aree su cui sorgeranno i padiglioni di Expo 2015.

La svolta, come annunciato da Giuseppe Sala , nuovo direttore generale al momento dell'insediamento, potrebbe arrivare oggi, dopo l'incontro (l'ennesimo in pochi giorni) tra i rappresentanti di Comune, Regione e Provincia e i proprietari dei terreni, Fondazione Fiera (con il 70% delle aree) e gruppo Cabassi (il 30%). Due le soluzioni in campo: il comodato d'uso (privilegiato dal Comune di Letizia Moratti e dalla Provincia) e l'acquisto (fortemente voluto dal governatore Roberto Formigoni).

Tecnici e avvocati hanno lavorato sodo nelle ultime ore per limare il dispositivo che oggi sarà presentato alle parti. La formula del comodato d'uso prevede che al termine della manifestazione universale l'1,1 milioni di metri quadri in cui sorgerà il sito espositivo (di cui i soci di Expo 2015 spa verranno in possesso con una cifra simbolica, un euro al metro quadro) tornino in mano ai proprietari. Con una nuove destinazione, però non piu' uso agricolo, ma con un determinato indice volumetrico. Insomma, aree su cui costruire. Anche se i soci mettono le mani avanti e si guardano bene dall'eventualità di dare il via a case e grattacieli dove fino al 2015 sono state poste serre e orti. La soluzione, dunque, è che i proprietari contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture.

Non è un particolare da poco. Perché Fondazione Fiera e gruppo Cabassi si troverebbero a mettere mano pesantemente al portafogli: almeno 50 milioni. Una clausola aggiuntiva rispetto al vecchio accordo di programma cui il Consiglio comunale ha dato il via nel 2007. Qualora i proprietari rifiutino l'ipotesi del comodato d'uso, con tutto ciò che comporta, tornerebbe in campo l'eventualità di una vendita. In questo caso un ruolo di primo piano lo giocherebbeFormigoni che punta sulla creazione di una nuova società pubblica come veicolo per l'acquisto dei terreni. La trattativa avrebbe come tema il prezzo delle aree.

Il Pirellone punta ad acquistare i terren a un prezzo inferiore rispetto ai 200 milioni di cui fin qui si è vociferato. Il costo complessivo si attesterebbe tra i 140 e i 160 milioni, anche se voci di corridoio affermano che almeno in un primo momento i proprietari abbiano avanzato una proposta di vendita cinque volte maggiore. Il rebus dei terreni ha fin qui alimentato tensioni tra i soci. Tanto che nei giorni scorsi Comune e Regione di sono trovati su barricate contrapposte. Bisognerà vedere, ora, se la soluzione del comodato d'uso 'corretto' possa essere quella definitiva.

Di certo il tempo stringe: la partita, ha ribadito il Bie (l'ente internazionali che affida le esposizioni) va chiusa entro ottobre. Intanto Sala ha affrontato un altro nodo: il limite del 4% per le spese di gestione della società. Decisamente troppo basso, tanto che il neo direttore generale ha già incontrato Tremonti e lo farà di nuovo. Intanto Matteo Mauri del Pd rilancia: «Via a un patto tra tutte le forze politiche, sociali ed economiche». Per Expo e Milano.

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